NUOVA LEGGE REGIONALE SUL TURISMO

Dalla nuova Legge Regionale sul Turismo nuove regole sui servizi ricettivi

 

La Regione Lombardia, con la L.r. n° 27 del 1° ottobre 2015, in materia di turismo e attrattività del territorio lombardo, ha emanato la nuova normativa regionale che va ad abrogare interamente la precedente n° 15 del 2007.

La normativa in questione disciplina a 360° la materia del turismo in Lombardia, soprattutto in considerazione del fatto che, a seguito della riforma del 2001 del Titolo V della Costituzione, il turismo rientra nella competenza residuale delle Regioni.

Gli obbiettivi che si pone la presente Legge sono vari ed eterogenei: una politica orientata all’innovazione per favorire la crescita competitiva del sistema turistico regionale e il miglioramento delle qualità dei servizi; promuovere e valorizzare l’immagine unitaria della Lombardia e delle sue diverse componenti artistiche, storiche culturali, storiche e ambientali; favorire l’educazione, la formazione e l’integrazione nel mondo del lavoro; attuare politiche di semplificazione amministrativa; incentivare accordi e collaborazioni interistituzionali tra i quali quelli con lo Stato, con le regioni, con gli enti locali, con le università ed anche con i soggetti privati; promuovere vari tipi di turismo tra i quali quello religioso, d’affari, fieristico, sanitario ecc; in più, sostenere il turismo per le persone con disabilità motorie, andando ad incentivare, tramite varie forme di contribuzione, l’abbattimento di barriere architettoniche.

Inoltre, tra le finalità che si prefigge la normativa vi sono anche il riconoscimento e la promozione di quelle che sono le eccellenze lombarde, oltre al sostegno di forme non giudiziali di risoluzione delle controversie tra turista e soggetto erogatore del servizio turistico, a partire dalle modalità di conciliazione paritetica, ai sensi della direttiva 2013/11/UE. Per perseguire tutti questi fini sono state previste forme di contribuzione per determinati soggetti, anche attraverso l’istituzione di un Fondo per il turismo e l’attrattività territoriale.

La L.r. n°27/2015 disciplina le varie strutture ricettive, dividendole in alberghiere e non alberghiere. Nel primo gruppo sono compresi: alberghi o hotel; residenze turistico-alberghiere; alberghi diffusi; condhotel; mentre nel secondo gruppo rientrano, invece: case per ferie; ostelli per la gioventù; foresterie lombarde; locande; case e appartamenti per vacanze; bed & breakfast; rifugi alpinistici, rifugi escursionistici e bivacchi fissi e, infine, aziende ricettive all’aria aperta.

Il criterio di differenza tra i due tipi di strutture ricettive consta nel fatto che quelle alberghiere sono ”organizzate per fornire al pubblico, con gestione unitaria, alloggio in almeno sette camere o appartamenti, con o senza servizio autonomo di cucina, altri accessori per il soggiorno, compresi eventuali servizi di bar e ristorante”; in base a questa classificazione, ovviamente, si applicherà una disciplina relativa, a seconda della categoria di attività.

Una delle più importanti novità, previste dalla normativa in esame, consiste nella possibilità per tutte le strutture ricettive sopradette (ad esclusione delle case e appartamenti per vacanze e dei bivacchi fissi per i quali occorre la preventiva comunicazione al comune competente per territorio, e delle aziende ricettive ad aria aperta, disciplinate in altro modo), di poter dare avvio alle suddette attività previa SCIA, ai sensi dell’articolo 19 della L. 241/1990.

La SCIA(segnalazione certificata inizio attività) deve essere “presentata al comune competente per territorio corredata dalla documentazione comprovante la sussistenza dei requisiti richiesti in base alle disposizioni vigenti. Copia della SCIA deve essere esposta visibilmente all’interno dei locali dove è esercitata l’attività”.

L’articolo 38 della Legge regionale prevede ulteriori obblighi per le tipologie di attività che possono essere intraprese previa SCIA, come ad esempio che i prezzi massimi devono essere esposti in maniera ben visibile al pubblico all’interno di ciascuna camera e unità abitativa; che le tariffe e i prezzi devono essere scritti, oltre che in lingua italiana, almeno in due lingue straniere.

Inoltre, per le case per ferie, le case e appartamenti per vacanze, le foresterie lombarde, le locande e i bed & breakfast, sempre nell’ottica di una maggiore semplificazione e celerità, non è previsto il cambio di destinazione d’uso dell’immobile utilizzato per l’esercizio dell’attività, che mantiene così la sua destinazione urbanistica-residenziale.

La Giunta regionale dovrà approvare, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un regolamento di attuazione che, tra l’altro, disciplina: i livelli di classificazione delle strutture ricettive e i contrassegni identificativi delle stesse, che devono essere affissi all’esterno della struttura; i documenti da allegare alla domanda di classificazione; i servizi standard qualitativi e le dotazioni minime obbligatorie delle case per ferie, ostelli della gioventù, case e appartamenti per le vacanze, foresterie lombarde, locande e bed & breakfast; quanto altro necessario per definire e qualificare le strutture contemplate.

Infine, rispetto al vecchio testo normativo, è stato modificato il sistema di vigilanza e sanzionatorio per le attività ricettive alberghiere e non,(infatti, nella Legge regionale abrogata vi erano delle disposizioni particolari a seconda che ci si riferiva ad una o all’altra categoria). Nel nuovo corpus normativo, invece, vi è, per le due tipologie di strutture, una disciplina comune, dove la competenza per la vigilanza e per le sanzioni è ripartita tra Provincia, Città metropolitana di Milano e Comuni. In tema di sanzioni vi è da dire che oltre alla previsione di nuove tipologie ( come, ad esempio, il divieto di pubblicità della struttura in un periodo antecedente alla presentazione della SCIA), vi è, inoltre, l’inasprimento di quelle già previste dalla vecchia normativa regionale, (come, ad esempio: per chi esercitava una attività ricettiva non alberghiera in mancanza di requisiti era contemplata una penalità che oscillava da un minimo di euro 516 ad un massimo di euro 1.549, mentre, nella nuova previsione la sanzione può variare da euro 2.000 a euro 10.000).

U.P.P.I. MILANO
Filippo Pellegrino